Cioci, fai un buon viaggio
Il tennis piange Carlo Cora

Cioci se ne è andato giovedì notte e tutti dicono che sia stato meglio così. Forse lo direbbe pure lui, se potesse comunicare ancora una volta. Perché le ultime settimane sono state davvero una sofferenza infinita, un dolore atroce, insopportabile. Carlo Maria Cora è stato un grande amante del tennis e un grande appassionato di tennis. E poi, ancor di più, è stato il tennis in carrozzina in Piemonte per tantissimi anni. Con l’incredibile paradosso che, ormai da più di un anno, la malattia aveva costretto lui stesso su una carrozzina. Ma ovviamente non era cambiato nulla, nel suo rapporto con quel mondo. Anzi, era cementato dal poter vivere la stessa esperienza. “Ho insegnato tennis per anni a chi era in carrozzina, adesso sono loro a insegnare a me come si gioca in sedia”, ripeteva ogni volta che si trovava a descrivere la sua nuova situazione. Ha affrontato la malattia senza piangersi addosso. E senza mai renderla una battaglia, senza mai pensare se avrebbe vinto o se avrebbe perso.  Perché era un male terribile quello che si era infilato improvvisamente nella sua vita. E sapeva perfettamente che era la malattia, e non il malato, a decidere come sarebbe andata a finire.

Il Monviso era la sua casa tennistica, ma ovunque era accolto e benvoluto, con la sua piccola/grande schiera di tennisti wheelchair. A Torino, come in tutto il Piemonte. E sempre senza mai chiedere nulla, se non la disponibilità di qualche campo. Fai buon viaggio, Cioci, e sappi che ci mancherai tantissimo